22.01.2024

Le Sorelle di Maria si recano in pellegrinaggio al primo presepe
di San Francesco a Greccio

Sr. M. Paula Leite
Roma, Italia

Al termine della Messa della notte di Natale con Papa Francesco nella Basilica di San Pietro, era doveroso recarsi al presepe in Piazza San Pietro per adorare il Bambino Gesù appena nato. Passando attraverso la folla che manifestava la propria gioia intonando canti natalizi in diversi Paesi o facendo videochiamate e scattando foto, ci siamo avvicinate al presepe, quello che ricorda e onora il primo presepe vivente promosso da San Francesco d’Assisi, 800 anni fa. Nei giorni precedenti avevamo già ammirato e fotografato il presepe, ma senza Gesù Bambino. Questa era la notte che tutti aspettavamo per andare “alla grotta di Betlemme” per adorare il Bambino nella mangiatoia. Per un attimo siamo rimaste sorprese e deluse quando i nostri occhi hanno visto la mangiatoia vuota.

Ma Gesù dov’era?

Il Re del presepe era già lì, ma non nella mangiatoia, né tra le braccia di Maria o di Giuseppe, ma tra quelle di Francesco, il poverello di Assisi, proprio come racconta la storia di quella notte di Natale a Greccio, quando Gesù apparve sorridente nella mangiatoia e Francesco lo prese in braccio. E tutte le persone che lo videro tornarono a casa con il cuore pieno di gioia.

La gioia che hanno provato una volta ha risvegliato anche in noi il desiderio di andare in pellegrinaggio alle origini. Alcune di noi della filale di Roma, siamo partite verso Greccio, un piccolo borgo medievale nella Provincia di Rieti, Italia, dove è nata la tradizione del presepe con l’asino e il bue. Ma prima di raggiungere quella meta, abbiamo fatto un’altra tappa, seguendo le orme di San Francesco. Siamo salite sul bosco di Fonte Colombo, dove Francesco, di ritorno da uno dei suoi viaggi, si fermò per farsi operare per un grave problema agli occhi. Guardando quel paesaggio, non è difficile capire che la natura ha ispirato Francesco a scegliere quel luogo per scrivere la Regola francescana. Ogni roccia, ogni pietra parla di una storia con persone specifiche, come la grotta del “Sacro Speco” sul fianco della montagna. Lì tutto è sacro, perché Dio si è reso presente e ha trasformato quel piccolo pezzo di terra nel “nuovo Sinai”.

Scendendo dalla montagna e pochi minuti dopo salendo su una ancora più ripida, si trova la grotta del primo presepe vivente. Forse è a questo punto che si comincia a pensare a come sarebbe stato percorrere questo tragitto a piedi, o con i mezzi di trasporto dell’epoca, attraverso faticosi sentieri in mezzo al bosco e alle rocce, sempre in salita e in discesa, tra tempeste e neve. Allo stesso tempo, cominciamo a capire Francesco quando loda Dio attraverso la creazione e le creature, perché la bellezza e la grandezza di tutto ciò che i nostri occhi possono vedere eleva l’anima e il cuore. Il punto culminante di Greccio è proprio la grotta dove il miracolo della Notte Santa è avvenuto in modo tangibile.

Un miracolo d’amore, il sorriso di Dio!

Si dice che Francesco abbia vissuto una forte esperienza della Natività di Gesù quando visitò la Terra Santa e volle regalare questa esperienza al popolo a cui predicava, dato che a quel tempo le celebrazioni erano in latino. Per questo organizzò la grotta con la mangiatoia, l’asino e il bue, figure della vita quotidiana del popolo. E tutti coloro che vi si recarono sperimentarono un miracolo d’amore, il sorriso di Dio! La grotta si trova sotto l’antico convento francescano, dove si può vedere la piccolezza e la povertà dei dormitori e degli oratori, soprattutto delle celle che ospitarono grandi santi, come San Francesco e San Bonaventura.

Il nostro pellegrinaggio “francescano” ci ha portato ancora avanti 100 chilometri verso Assisi. Cosa vedere ad Assisi in poco tempo e da dove cominciare? Assisi è semplicemente la città del patrono d’Italia e di Santa Chiara, ma è rinnovata nel tempo e nella fede da un giovane Beato del nostro secolo, Carlo Acutis. Andiamo per parti. Siamo entrati ad Assisi con la visita alla Cattedrale di San Rufino, dove Francesco e Chiara furono battezzati. È in questa cattedrale che è conservato il reliquiario con il cuore di Carlos Acutis. Passando per le vie di questa città antica e tradizionale, abbiamo visitato prima la Basilica di Santa Chiara, il cui corpo è esposto e dove abbiamo potuto vedere la mostra degli abiti indossati dalla santa.

Carlo Acutis, santo di una nuova era

Abbiamo proseguito fino al Santuario dove si trova Carlos Acutis, un luogo sacro che ci tocca con la sua semplicità e ci trasmette l’amore a Gesù e alla Eucaristia di questo giovane in jeans e scarpe da ginnastica, che sembra semplicemente stare a dormire. È chiaro che il suo esempio di santità giovanile e del nostro secolo attrae la gioventù di oggi, dato che abbiamo trovato molti gruppi di adolescenti e di giovani che facevano la caccia al tesoro sulla storia di ieri e di oggi. Infatti, a noi Sorelle di Maria i giovani chiedevano continuamente di scattare una foto con il gruppo, di fare selfie e di registrare “interviste” per non perdere una parola. “Come si fa per ricevere Gesù nel nostro cuore?”, ci chiedevano. Ad Assisi la fede è viva e xcresce. Ovunque c’erano folle e code per entrare nei luoghi sacri. E così è stato per visitare la tomba di Francesco. Credenti o non credenti, tutti cercano di passare davanti al santo patrono d’Italia.

A Natale c’è xdavvero una certa magia ad Assisi, soprattutto quando fa buio, e non solo perché le strade sono illuminate, ma perché sulle facciate delle Basiliche sono proiettate immagini che ricordano la storia sacra. E naturalmente l’attrazione natalizia è il presepe a grandezza naturale davanti alla Basilica di San Francesco.

Scendendo della città di Assisi, abbiamo concluso il nostro pellegrinaggio alla Basilica di Santa Maria degli Angeli, il luogo dove Francesco morì, e che fu costruita per proteggere e venerare la piccola chiesa chiamata Porziuncola, quella che fu restaurata da Francesco stesso in obbedienza alle parole di Dio pronunciate davanti al crocifisso di San Damiano. “Francesco, va’ e ricostruisci la mia Chiesa, che è in rovina!”. È lì che è sorta la vocazione di Francesco e la prima comunità francescana; è lì che Francesco, dopo aver superato la tentazione, ha ricevuto il perdono; è lì che Chiara ha fatto la sua consacrazione per tutta la vita; è lì che Francesco ha pianto e accolto in canto la “sorella morte”.

Prima di tornare a Roma, siamo entrate letteralmente nel presepe, poiché davanti alla Basilica è stato costruito un piccolo villaggio con una grotta che ci ha permesso di entrare e passeggiare per le “strade di Betlemme”.

Senza dubbio Roma non può essere superata in termini di grandezza e ricchezza storica e cristiana, ma è sicuro che per noi il Natale non può mai prescindere dal ricordare e rivivere la semplicità che abbiamo visto e la grazia che abbiamo toccato a Greccio 800 anni dopo il miracolo della Notte Santa nel primo presepe vivente de San Francesco.